Caprai e Rolland, storia di un amore in sei grandi vini

Parole e vino in compagnia di Marco Caprai per ricordare e celebrare Michel Rolland, il re dell’assemblage scomparso da meno di un mese, attraverso aneddoti, curiosità e soprattutto sorsi della Linea Signature creata dalla cantina umbra con l’enologo francese. Questa la proposta di Arnaldo Caprai per Vinitaly 2026. Allo stand B6 del Padiglione 7 siamo andati di persona per approfondire il legame che ha segnato una pagina interessante della viticoltura italiana.
«Dieci anni di collaborazione con Arnaldo Caprai sono passati velocemente, sembra ieri quando abbiamo cominciato e qui in azienda abbiamo trovato persone di grande competenza, preparazione, professionalità e passione: un team coeso, pronto a sperimentare e ad accettare nuove sfide. La fiducia che ci è stata data ci ha permesso di alzare ancora di più il livello di eccellenza dei vini che produce la cantina, attraverso i quali siamo riusciti a valorizzare ancora di più una regione, un terroir e un vitigno. È questo quello che amo fare e qui in Umbria, con la Arnaldo Caprai, riesco a esprimere tutto questo al meglio, con grande soddisfazione».
Così parlava lo scorso giugno 2025 uno dei più famosi winemaker del mondo, Michel Rolland, in occasione dei dieci anni di collaborazione con la cantina umbra Arnaldo Caprai, artefice della riscoperta del vitigno che oggi è simbolo di tutta la regione e uno dei più conosciuti al mondo, il Montefalco Sagrantino. Una valorizzazione che ha contribuito a un importante sviluppo dell’azienda e a un significativo incremento del fatturato nel corso della collaborazione con Michel Rolland, consulente per oltre un centinaio di aziende vitivinicole in tutto il mondo.

Il legame tra Caprai e Rolland
Michel Rolland era considerato, a livello internazionale, il re dell’assemblage (cioè di vini prodotti con uve di vitigni differenti), l’uomo che meglio di tutti interpretava il gusto dei consumatori nel mondo e che in Umbria si è messo alla prova anche con i monovarietali. Ne sa qualcosa Caprai che negli anni Ottanta ha intuito il potenziale di un vitigno dimenticato come il Sagrantino e, assieme all’Università di Milano, ha lavorato incessantemente per il suo rilancio riuscendo a costruire contemporaneamente anche una rinascita di tutto il territorio. «Per questo, dieci anni fa, ho voluto Michel Rolland come nostro consulente – spiega Marco Caprai –, con lui abbiamo fatto fare quell’ulteriore salto di qualità con l’obiettivo di fare numeri importanti».
A Bordeaux nel 2015, complice Charlie Artourola, Marco Caprai incontra Michel Rolland: i suoi Sagrantino di Montefalco erano già famosi in tutto il mondo ma voleva andare oltre e iscrivere questo vitigno tra i grandi dell’enologia. La sfida sapeva, e sa ancora oggi, di complessità, per questo Rolland accetta subito. «Nel mondo del vino si ha successo quando si è in grado di proporre qualcosa di originale e il Sagrantino ha la capacità di essere unico così come notevoli sono anche gli altri vitigni su cui stiamo lavorando a Montefalco e con ottimi risultati come il Merlot Belcompare e il Pinot Nero Malcompare», sottolineava l’enologo francese.
Negli ultimi 10 anni la statura del Montefalco Sagrantino ha beneficiato di etichette quali Spinning Beauty, 25 Anni, Collepiano e Valdimaggio: vini sorprendentemente eleganti e fini, in grado di conquistare i palati dei wine lover più moderni, anche a livello internazionale. Ma la collaborazione con Laboratoire Rolland & Associés prevede tutte le etichette della cantina Arnaldo Caprai, tra cui spiccano bianchi eccezionali come la Cuvée Secrète, il Grecante (Grechetto in purezza) o l’ultimo nato in casa Arnaldo Caprai: Puntabella il primo rosato fermo della cantina, prodotto sul Lago Trasimeno da uve Sangiovese (60%) e Grenache (40%).
La vinificazione integrale di Rolland per Caprari
A Montefalco Michel Rolland applica la vinificazione integrale, una tecnica tanto rara quanto affascinante, capace di cambiare radicalmente il profilo di un vino. Il processo inizia con una decisione sorprendente: le uve, appena diraspate, vengono vinificate direttamente in barrique. Un gesto che unisce innovazione, precisione e rispetto assoluto per la materia prima. All’interno delle botti, in ambienti a temperatura controllata, ha luogo una delicata fase di pre-macerazione. Poi, durante la fermentazione, le barrique vengono ruotate manualmente più volte al giorno: un metodo che consente un’estrazione soffice, continua e naturale, senza forzature, senza stress. Questo processo artigianale – rigoroso ma mai invasivo – permette di ottenere vini più rotondi, eleganti e setosi, con tannini dolci, un frutto pieno e una straordinaria armonia tra struttura e freschezza. Grande equilibrio e personalità: un vino che non impressiona per potenza, ma conquista per precisione, grazia e longevità. Con la vinificazione integrale, Michel Rolland porta in Umbria un approccio raffinato, cucito su misura per le uve autoctone e per l’identità forte di Arnaldo Caprai. Un incontro che guarda al futuro, nel segno dell’eccellenza.
La degustazione
Domenica 12 aprile abbiamo assaggiato sei calici: Malcompare Umbria Pinot Nero IGT (2020-2021), Belcompare Umbria Merlot IGT (2020-2021) e Spinning Beauty Montefalco Sagrantino DOCG (2015-1016). Il Malcompare è un 100% Pinot Nero, rotondo e vivo, dove note dolci di legno e spezie conducono un assaggio in cui il frutto non viene schiacciato ma avvolto in un abbraccio morbido e setoso. L’impressione è che abbia ancora tanto da raccontare così come il Belcompare, che in entrambe le annate proposte presenta le classiche note del Merlot in purezza con una sapidità spiccata e sempre integrata in un vestito di seta cucito da 2 anni in barrique e 8 mesi di bottiglia.
Sublime il Montefalco Sagrantino, vino unico e straordinario, che in una batteria di campioni si dimostra leader indiscusso. Lasciato a maturare in barrique per 8 anni e con almeno 8 mesi di affinamento in bottiglia, è il simbolo dell’eleganza e della complessità infinita, capace di bucare la mente ancor prima del palato con uno spettro di profumi variegati e nitidi. Qui le spezie e i sentori balsamici lignei si fondono con amarena e frutti di bosco neri e rossi per concludere con richiami di tabacco, cioccolato e Irish Coffee. Le due annate in degustazione sono ciò che di meglio si poteva assaggiare negli ultimi vent’anni, con la 2016 che si conferma in stato di grazia per raffinatezza della trama, croccantezza del frutto e persistenza.

