Il miracolo di San Francesco rivive nel Ciliegiolo Speco

Un atto d’amore di Leonardo Bussoletti per la sua Narni: così potremmo definire Speco, Ciliegiolo di Narni in purezza presentato in anteprima a Vinitaly 2026. La nuova etichetta, dedicata agli 800 anni dalla morte di San Francesco d’Assisi, nasce nei vigneti vicini al Sacro Speco di Narni, luogo del miracolo francescano dell’acqua trasformata in vino.
Non si tratta quindi di un semplice vino, ma di un ponte gettato tra la terra e il sacro, nato per onorare una figura centrale nella storia del territorio a partire da un evento che ha contribuito non poco a rendere celebri queste terre.
Il Miracolo di Narni: Quando l’acqua si fece… Ciliegiolo
Tutto ha origine nel 1213, tra le rocce del Sacro Speco di Sant’Urbano. Qui, un Francesco d’Assisi provato dalla malattia compì un gesto che Tommaso da Celano descrisse con stupore: la trasformazione dell’acqua di un pozzo in vino. Un sorso di vita che portò alla guarigione del Santo. Ottocento anni dopo, quella stessa suggestione torna nel calice. L’idea è nata da un incontro tra Bussoletti e Marco Caprai, due interpreti diversi del territorio umbro che si sono uniti per dare vita a un manifesto culturale, prima ancora che enologico.
L’anima di Speco, oltre la consuetudine
Se conosciamo Bussoletti per la sua interpretazione verticale e scattante del Ciliegiolo, Speco rappresenta un cambio di passo, una maturità nuova. Le uve son selezionate da ceppi che superano il mezzo secolo di vita, in cantina l’acciaio e laa botte grande cedono il passo al tonneau per un affinamento di 12 mesi. Il legno, tuttavia non copre il frutto, ma lo sostiene, accompagnando l’acidità vibrante e la croccantezza del vitigno in un risultato che assicura grande piacevolezza fin da ora.
Un’etichetta legata alla terra e all”arte
Il rigore del progetto si riflette in una scelta estetica di rottura. L’etichetta è realizzata con la carta “Terrae” di Fedrigoni, un supporto tattile e materico creato con pigmenti minerali naturali. Visivamente è un’iconografia sacra moderna: la grotta (lo Speco), la figura del Poverello, l’ampolla del miracolo. Attraverso il packaging si comunica così un’identità precisa, quella di un vino che nasce dalla roccia e dal fango e si eleva a simbolo.
In tempi in cui il mondo del vino tribola sul mercato per una molteplicità di fattori, ben vengano progetti che raccontano una storia significativa e collegano questo alimento alla storia e all’identità della civiltà occidentale, come ha sottolineato Marco Caprai in occasione del suo intervento allo stand di Bussoletti.

