Cantina Braschi, il racconto di due terroir di Romagna

Due territori relativamente vicini ma capaci di raccontare sfumature diverse, una cantina con oltre settantacinque anni di storia, un luogo in cui riscoprire il piacere di un calice di vino in un’atmosfera suggestiva e, al tempo stesso, conviviale. Attiva dal 1949 a Mercato Saraceno (FC), Cantina Braschi ha attraversato varie ere enologiche, puntando sempre a raccontare nel calice l’identità specifica della Romagna, una terra spesso un po’ stereotipata agli occhi di un osservatore distratto, ma in realtà ricca di biodiversità a livello naturale e culturale per chi sa cogliere l’essenza al di là delle forme.
Se dal 2011 il Consorzio Vini di Romagna ha puntato sulle sottozone per promuovere le peculiarità territoriali dei suoi vini più importanti, a partire dal Sangiovese, in questo campo Braschi ha giocato un ruolo di precursore. Fin dal principio, infatti, la cantina propone in modo chiaro e distinto vini provenienti da due areali profondamente diversi sebbene fisicamente non troppo lontani. Da un lato Bertinoro, terra calda di argille, dall’altro Mercato Saraceno, con arenarie e altitudini da Appennino: la prova del calice vale più di mille parole e conferma come sia ormai fuori luogo e fuori tempo parlare di Romagna tout court. Meglio concentrarsi sulle singole sottozone, oggi sedici da Imola a Rimini, in grado di regalare un viaggio appassionante che si nutre di differenti identità di suoli, microclimi, colture e culture.
A Mercato Saraceno, ad esempio, Braschi è ambasciatore, oltre che del Sangiovese, del Famoso, vino bianco aromatico che ha proprio qui, nella Valle del Savio, le sue origini. Fresco e dinamico, identitario e contemporaneo, nonostante le piccole quantità in cui viene prodotto dopo la sua riscoperta, è destinato a diventare il vino bandiera del territorio. Durante la nostra visita in cantina abbiamo assaggiato le annate 2023 e 2018 di questo vino, in queste annate Igt ma dalla 2024 Romagna Doc Famoso Mercato Saraceno: se la prima restituisce l’elegante piacevolezza del vitigno, valorizzata dall’altitudine dei vigneti e dalle escursioni termiche marcate, la seconda rivela una capacità evolutiva inaspettata.
Restando sui bianchi, sulla sponda bertinorese la regina indiscussa è l’Albana, un vino dal carattere indomito e ribelle, estremamente versatile a livello di lavorazione quanto profondamente rappresentativo dell’anima di questo colle a metà strada tra Forlì e Cesena. Assaggiando due diverse annate di Campo Mamante Romagna Albana Docg, la 2024 e la 2021, ciò che spicca nella diversità meteorologica dei due calici è comunque il tratto territoriale del vitigno, che in queste zone unisce un ottimo equilibrio tra pienezza gustativa, acidità e sapidità.


Il confronto tra i Sangiovese di Bertinoro e Mercato Saraceno fa emergere gli aspetti più interessanti dell’esperienza. Da un lato, Il Costone nelle espressioni di Romagna Doc Sangiovese Bertinoro 2022 e Romagna Doc Sangiovese Riserva Bertinoro 2021. Dall’altro, Montesasso Romagna Doc Sangiovese Mercato Saraceno nelle vendemmie 2022 e 2019. Partendo da queste ultime due bottiglie, la differenza è prima di tutto “climatica”. Rispetto alla 2019, la 2022 esprime un vino dal frutto più diretto e potente, già pronto, che racconta bene quali sono alcune conseguenze del cambiamento climatico in atto e pone spunti e riflessioni anche su possibili evoluzioni del lavoro in vigna in vista dei prossimi anni.
Se allarghiamo lo sguardo ai due territori, il portato più prezioso altro non è che l’ulteriore conferma di come la vocazione produttiva di sottozone diverse, se interpretate nel giusto spirito di rispetto dei terroir e valorizzate anche sul piano comunicativo e commerciale, possa garantire per la Romagna anni di grandi soddisfazioni. E ciò è ancora più vero in un momento in cui il mercato chiede a gran voce nuovi racconti convincenti e autentici e i consumatori, sia giovani che non più di primo pelo, manifestano una certa stanchezza nei confronti tanto delle narrazioni tecniche quanto delle contrapposizioni aprioristiche tra vini naturali, biologici, convenzionali, ecc.
In parole povere: in Romagna abbiamo contenuti solidi e interessanti, iniziamo a crederci e a investirci tutti davvero?
